Il valore sportivo per i giovani

“Oggi tante cose sono migliorate. C’è il computer, tante cose… Ma la situazione della gioventù è più o meno la stessa. Don Bosco cosa ha fatto? Lavorava con i ragazzi che erano lì, senza lavoro e senza studio, sulla strada. Ha rischiato il suo ministero. E per questo tanti hanno sparlato di lui. Ha rischiato il ministero lì: “Questi son di seconda classe, non si può fare nulla…”. Voi salesiani avete la stessa sfida che ha avuto don Bosco. Prendere questi ragazzi e ragazze. E Don Bosco cosa faceva? Lo sport, perché lo sport ti porta a essere sociale, a una competitività sana, ti porta alla bellezza di lavorare tutti insieme. Tante delle vostre società sportive sono nate e vivono “all’ombra del campanile”, negli oratori, con i preti, con le suore. È bello quando in parrocchia c’è il gruppo sportivo, e se non c’è un gruppo sportivo in parrocchia, manca qualcosa.”

Queste le parole di Papa Francesco che ha rivolto agli educatori in occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco. In una società in continua trasformazione è importante saper interpretare i bisogni più veri delle persone, in particolare dei ragazzi e dei giovani. Lo sport è indubbiamente una realtà capace di fornire a questi bisogni una risposta positiva. Sono da poco terminate le Olimpiadi, il campionato di calcio è ripartito, e mi sono accorto quanto lo sport ritmi la nostra vita. La competizione, il sacrificio, l’allenamento sono alla base dello sport, ma anche il tifo, da parte di chi ha meno propensione al gesto atletico, contribuisce a fare sport. Lo sport dà piena espressione all’umanità conferendo grande valore al corpo. Questo non significa che si interessa di questioni puramente atletiche. Il corpo, infatti, è molto più del fisico: il nostro corpo dice soprattutto relazione e come tale mette in campo tutto il mondo dei legami interpersonali. Il nostro corpo ci permette di entrare in rapporto con gli altri e con il mondo. Solo così lo sport diventa parte viva di un’integrale esperienza umana e sociale. Se lo sport è corporeità, allora deve rispondere a precise regole di comportamento: il rispetto dell’altro, il sostegno ai deboli, la reciproca collaborazione, la rinuncia alla violenza, la giusta visione di se stessi. Questo è lo sport. Chi considera il fallo cattivo una prassi normale o chi insulta l’avversario, non sta più facendo sport. Lo stesso Papa Francesco lo ha ribadito rivolgendosi ai calciatori italiani:

“Voi, prima di essere campioni, siete uomini, persone umane con i vostri pregi e i vostri difetti, con il vostro cuore e le vostre idee, le vostre aspirazioni e i vostri problemi. E allora, anche se siete dei personaggi, rimanete sempre uomini, nello sport e nella vita: uomini, portatori di umanità”.

Chi opera nel mondo dello sport si assume grandi responsabilità: se scommette sulle potenzialità educative dello sport, può rendere il mondo più umano e più vivibile. È una frase forte che la mia esperienza ha visto tramutarsi in realtà. Provo a spiegarmi meglio. Per fare sport, soprattutto con i ragazzi, c’è bisogno di un progetto di partenza che metta al centro l’atleta in quanto persona. Tutto ciò si traduce in segnaletica chiara e avvincente di un cammino educativo, evitando derive pericolose. Solo così si può far riscoprire il valore del gioco, attivare occasioni di autentici incontri umani, permettere una crescita integrale della persona e comprendere se stessi e la relazione con gli altri. Quattro verbi che ciascun allenatore e società sportiva deve sempre ricordarsi. Aggiungo sei parole che descrivono bene il concetto di sport con i ragazzi: – relazione: il ragazzo sente il bisogno di vincere la solitudine, cerca di avere compagnia, di essere qualcuno e di qualcuno; – riconoscimento: il ragazzo nutre il desiderio di essere apprezzato nella sua originalità, accettato per quello che è, con le proprie caratteristiche; – conoscenza di sé: il ragazzo sperimenta i propri limiti e le proprie qualità; – affetto: il ragazzo coltiva il desiderio di essere capito e amato; oltre alla stima come atleta, è necessario simpatia, vicinanza, benevolenza e pazienza; – creatività: il ragazzo ha il bisogno di esprimersi e mostrare le proprie capacità, valorizzare le sue doti; – cura di sé: il ragazzo ha la chiara percezione del valore del suo corpo. In conclusione, lo sport è portatore di sani principi educativi e di crescita per un ragazzo. Una società sportiva è responsabile di fare crescere tali valori, con dedizione e impegno. Come ci ricorda il Papa, bisogna giocare all’ attacco. L’ USR SEGRATE crede nei concetti che ho esposto e, con fatica e grande gioia, ottiene risultati positivi con i propri atleti. Mi rivolgo pertanto a chi si sente in sintonia con i concetti esposti, che siamo sempre alla ricerca di persone che possono dare il proprio contributo: allenatori, dirigenti, magazzinieri, segretarie, accompagnatori o semplici tifosi, abbiamo davvero bisogno di voi. Come disse Don Bosco: “se vuoi migliorare il mondo, comincia con l’educazione dei giovani”.

Facciamo crescere i nostri ragazzi.

Buon campionato e buon anno pastorale a tutti.

Marco De Gregorio

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